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2001-2019

Daniele De Rossi, il futuro che aveva un capitano davanti

Capitan Futuro, 2001-2019

Il 26 maggio 2019, a una decina di minuti dalla fine di Roma-Parma, Claudio Ranieri tolse Daniele De Rossi per mandare in campo Under. Fu il modo di dare all'Olimpico il tempo di alzarsi in piedi. De Rossi uscì in lacrime, abbracciò compagni e avversari, e poi trovò Francesco Totti, nel cui abbraccio rimase a lungo. Il futuro era finito lì, in una domenica di maggio, a trentacinque anni.

Il soprannome, Capitan Futuro, gli era stato cucito addosso dai tifosi e dalla stampa quando era poco più che un ragazzo. Prometteva tutto e rimandava ogni cosa, perché davanti aveva l'unico capitano di Roma che non si poteva immaginare sostituito.

Da Ostia a Trigoria

Era nato il 24 luglio 1983 e crebbe a Ostia, figlio di Alberto, ex calciatore che avrebbe poi allenato per anni la Primavera della Roma. Giocò attaccante nell'Ostiamare e a diciassette anni passò alle giovanili giallorosse, dove lo arretrarono fino a farne il mediano che conosciamo. Il 30 ottobre 2001 Fabio Capello lo mandò in campo all'Olimpico in Champions League contro l'Anderlecht, al posto di Tomic. Aveva diciotto anni. In Serie A arrivò il 25 gennaio 2003, contro il Como. Le grandi storie cominciano spesso così, senza nessuno che se ne accorga.

Da lì in poi la Roma non ha più fatto a meno di lui per diciotto anni. Nel centrocampo diventò una specie di coscienza: correva, contrastava, impostava e si prendeva le responsabilità che altri lasciavano in giro. Vinse due Coppe Italia, nel 2007 e nel 2008, e una Supercoppa italiana nel 2007.

Berlino e Barcellona

Non è stata una carriera senza macchie. Al Mondiale del 2006 fu espulso per una gomitata a McBride contro gli Stati Uniti e si prese quattro giornate. Tornò il 9 luglio a Berlino, per la finale, entrando al posto di Totti, e nella serie di rigori contro la Francia segnò il terzo dei nostri. L'Italia fu campione del mondo, e il ragazzo espulso poche settimane prima era lì, sul dischetto, a dare il suo contributo. Chiuse con 117 presenze e 21 gol in Nazionale.

Quando nel 2017 Totti smise, la fascia passò finalmente a lui. Aveva trentaquattro anni. La tenne un paio di stagioni, abbastanza per una notte che resta: il 10 aprile 2018, contro il Barcellona, al 58', segnò su rigore il gol del 2-0 nella rimonta che portò la Roma in semifinale di Champions League. Il futuro, alla fine, era arrivato in tempo.

Il 14 maggio 2019 la società comunicò che il contratto non sarebbe stato rinnovato. Lui disse che avrebbe continuato a giocare, altrove. Dopo 616 presenze e 63 gol passò la fascia a Florenzi e andò al Boca Juniors, in Argentina, dove si ritirò il 6 gennaio 2020.

Tornare a casa

Il 16 gennaio 2024 tornò a Roma, in panchina, al posto di Mourinho. Il 18 settembre 2024 fu sollevato dall'incarico dopo quattro partite di campionato senza vittorie. Oggi allena il Genoa.

Ma la scena con cui vale la pena chiudere si svolge altrove. All'inizio del 2025 ha comprato l'Ostiamare, il club dei suoi primi passi, in difficoltà economiche e in Serie D. Nell'aprile del 2026 la squadra è salita in Serie C dopo trentacinque anni, e lui, in un'intervista televisiva da allenatore del Genoa, si è commosso in diretta. In agosto ha nominato presidente suo padre.

Tutti lo avevano chiamato futuro. Lui è tornato da dove era partito, e a quel posto ne ha dato uno.

Il prossimo racconto28 maggio 2017: la maglia piegata di Francesco Totti

Tutta la nostra storia

Fonti: AS Roma, l'esordio del 2001 · Corriere dello Sport, Daniele De Rossi · Panorama, la carriera · Goal, 18 anni di Roma · AGI, Capitan Futuro · Calcio e Finanza, l'annuncio del 2019 · Il Post, Roma-Parma · LaPresse, Roma-Parma · Goal, l'ultima partita · Sky Sports, De Rossi al Boca · Calciomercato, l'esonero · Corriere dello Sport, l'Ostiamare in Serie C · Corriere dello Sport, Alberto De Rossi presidente · Soccerway, De Rossi e l'Ostiamare · beIN Sports, Ostiamare