Dino Viola, l'ingegnere dello scudetto e l'ombra di Roma-Dundee
Il presidente, 1979-1991
Durante la guerra un giovane ufficiale dell'Aeronautica, di stanza a Pontedera, collaudava un bombardiere. L'aereo non volle saperne e lui lo riportò a terra con un atterraggio di fortuna, uscendone vivo. Quell'ufficiale si chiamava Adino Viola, per tutti Dino, e quasi quarant'anni dopo avrebbe fatto più o meno la stessa cosa con la Roma: prenderla in un momento difficile e portarla in un posto dove non era mai stata da generazioni.
Era nato il 22 aprile 1915 in Lunigiana, si era laureato in ingegneria e dal 1948 possedeva a Castelfranco Veneto un'azienda di macchinari di precisione per attrezzature militari. Entrò nel consiglio della Roma negli anni Sessanta, ne fu vicepresidente e il 16 maggio 1979 ne divenne presidente. Da lì in avanti la società cambiò natura.
Da Falcão allo scudetto
Richiamò Nils Liedholm. Portò a Roma Paulo Roberto Falcão appena l'Italia riaprì agli stranieri. Lasciò la gestione della sua azienda per occuparsi della squadra e aprì con la Juventus una rivalità che segnò quel decennio. Il 10 maggio 1981, a Torino, il gol annullato a Turone tolse alla Roma il sorpasso, e quella data rimase conficcata nella memoria giallorossa. Due anni dopo arrivò lo scudetto, il secondo della storia, a quarantuno anni dal primo. Nel 1983 entrò anche in Senato, dove rimase fino al 1987, e il 30 maggio 1984 la sua Roma giocò all'Olimpico la finale di Coppa dei Campioni, persa ai rigori contro il Liverpool. Sotto la sua presidenza vennero anche quattro Coppe Italia, 1980, 1981, 1984 e 1986. Nessuno, prima di lui, aveva portato così in alto questa società.
Il caso Vautrot
Proprio sulla strada di quella finale sta la pagina più difficile. L'11 aprile 1984 il Dundee United vinse 2-0 in Scozia l'andata di semifinale, e il 25 aprile, all'Olimpico, la Roma ribaltò tutto: doppietta di Pruzzo e rigore di Di Bartolomei, 3-0. Arbitrò il francese Michel Vautrot.
La vicenda emerse più di un anno dopo. Dagli atti e dalle cronache risulta che cento milioni di lire uscirono dalla Roma e finirono a un intermediario, Spartaco Landini, che si era detto capace di arrivare all'arbitro attraverso Gian Paolo Cominato. Viola ha sempre negato di aver voluto comprare la partita: sostenne di aver assecondato la proposta per smascherare chi lo stava ricattando. Le sedi che hanno giudicato non sono arrivate alla stessa conclusione.
La Corte federale, nel gennaio 1986, dichiarò il fatto prescritto, ma non assolse la condotta del presidente, che censurò. L'UEFA, lo stesso anno, lo ritenne responsabile del tentativo di corruzione e lo squalificò per quattro anni dalle sue attività; la Roma non fu esclusa dalle coppe e se la cavò con una multa, sulla cui misura le ricostruzioni divergono. In sede penale andò diversamente: Viola e la Roma risultarono parte truffata, Landini e Cominato furono condannati per truffa a un anno e alla restituzione del denaro.
Su Vautrot non è stato accertato nulla: non fu mai sanzionato, non risulta alcuna prova che abbia ricevuto denaro, e il presidente dell'UEFA di allora definì regolare la partita e impeccabile il suo arbitraggio. Nel 2011 il figlio Riccardo Viola parlò in televisione di quei cento milioni destinati all'arbitro, per poi dire che le sue parole erano state travisate. A distanza di quarant'anni, a Dundee, quella semifinale resta una ferita, e chi l'ha giocata ha chiesto all'UEFA un riconoscimento che non risulta mai arrivato. È giusto che un romanista lo sappia e lo scriva.
La verità che si può mettere in un racconto onesto è questa: i soldi uscirono, una sanzione ci fu, la corruzione dell'arbitro non è mai stata provata e il mistero non è mai stato sciolto del tutto.
Il nome a Trigoria
Viola restò presidente fino alla fine. Morì il 19 gennaio 1991 e la moglie Flora, sposata nel 1942, ne prese il posto per il resto di quella stagione. È sepolto al Verano, e a Trigoria il piazzale davanti al centro sportivo porta il suo nome.
Chi entra lì ci passa davanti senza pensarci. Eppure quel nome contiene tutto: la Roma più grande che avessimo mai visto e un'ombra che nessuna sentenza ha dissolto. Amare una squadra significa tenerle entrambe.
Fonti: Treccani, Dizionario Biografico, Viola Adino · Treccani, Enciclopedia dello Sport, Viola · Treccani, Enciclopedia dello Sport, Vautrot · Storia della Roma, Dino Viola · l'Unità, 28 novembre 1985 · l'Unità, 28 febbraio 1986 · il Giornale, Viola jr · Forzaroma, da La Gazzetta dello Sport · Blitz Quotidiano, la precisazione di Riccardo Viola · Football Scotland, la semifinale del 1984 · The Scotsman, Sturrock e la UEFA · AS Roma, 25 aprile 1984
