Un pollice, una scritta, un selfie: la lingua muta di Francesco Totti
Le esultanze del capitano
Prima del derby dell'11 gennaio 2015 Francesco Totti consegnò un telefono a Guido Nanni, preparatore dei portieri, e gli chiese di portarlo in campo. Aveva trentotto anni, era il suo quarantesimo derby e quell'esultanza la preparava da settimane. Ogni grande attaccante ha i suoi gol. Totti ha avuto anche un vocabolario: lui che parlava poco, davanti alla porta, aveva sempre qualcosa da dire, e lo diceva con le mani, con una maglietta, una volta con un obiettivo. Per arrivare a quel telefono conviene ripercorrere il resto del dizionario, attenendosi ai fatti.
Il pollice
Il segno più semplice è stato anche il più frainteso. Il dito in bocca dopo il gol lo hanno visto tutti, e quasi tutti ci hanno letto una dedica ai figli, o uno scherzo sul soprannome, Er Pupone, e qualcuno l'ha pure scritto.
La spiegazione arrivò da lui, nel 2017, su Facebook. I figli non c'entravano. Il gesto era per Ilary Blasi, che si mette il dito in bocca quando si concentra, e lei stessa l'aveva già raccontato anni prima. Il segno più famoso di Totti era una cosa di casa, e uno stadio intero lo ha guardato per anni senza capirlo.
Le magliette
Il derby a Roma funziona a modo suo: ci si prende in giro e il giorno dopo si è ancora vicini di casa. Va letta con questo sorriso la scritta più celebre. All'andata della stagione 1998-99, il 29 novembre, finisce 3-3 e Totti segna il gol del pareggio. Al ritorno, l'11 aprile 1999, la Lazio è in corsa per lo scudetto con il Milan. Totti ha ventidue anni, serve due assist a Delvecchio e al 90' chiude il 3-1. Corre verso la curva biancoceleste, solleva la maglia e sotto ce n'è un'altra: vi ho purgato ancora.
Ancora, perché aveva già segnato all'andata. Una battuta da ragazzo di quartiere, di quelle che si fanno al bar il lunedì, entrata poi nel folklore della città fino a diventare nota anche a chi quel giorno non era nato.
Il 10 marzo 2002, nel 5-1, dopo un cucchiaio mostrò un'altra scritta, 6 unica. Per anni è stata letta come una dedica d'amore a Ilary, e nel documentario del 2020 lui stesso l'aveva raccontata così. Nell'ottobre 2025, parlando con Luca Toni per Prime Video, ha detto un'altra cosa: quel messaggio era per la Curva. Le due versioni restano affiancate, e nessuno può sciogliere il nodo meglio di lui. Il 13 marzo 2011, doppietta nel 2-0, tornò una maglia con una scritta simile, 6 sempre unica.
La telecamera e il telefono
Il 21 aprile 2004 si recuperava il derby sospeso un mese prima. Totti pareggiò su rigore, scavalcò la barriera, prese la telecamera a un operatore e la girò verso i suoi: il capitano che fa la regia, la Curva vista dai suoi occhi.
Undici anni dopo, quel gesto trovò la sua forma definitiva. La Lazio chiuse il primo tempo sul 2-0 e sembrava finito tutto, piano compreso. Dopo tre minuti della ripresa Totti accorciò su cross di Strootman. Al 64' pareggiò al volo, sotto la Sud. Corse da Nanni, prese il telefono, si girò di spalle alla sua gente e scattò: lui davanti, dietro tutta la Curva. Con quei due gol diventò il miglior marcatore di sempre del derby in campionato.
Vent'anni di esultanze, e l'ultima parola di quel vocabolario è la più sorprendente. Nel momento più grande, un uomo di trentotto anni si girò di spalle alla sua gente per averla tutta dietro di sé, nella stessa inquadratura. Di tutti i suoi messaggi, è il solo che non ha avuto bisogno di una spiegazione.
Fonti: Sky Sport, Totti e i derby · Sky Sport, gol ed esultanze · Blitz Quotidiano, derby story · Blitz Quotidiano, il dito in bocca · 90min · Open · Libero Magazine · theScore · AS Roma · The Guardian via inkl
