Il passo corto del capitano: Agostino Di Bartolomei
Il capitano
La sera del 26 giugno 1984 Agostino Di Bartolomei entrò in campo all'Olimpico per l'ultima partita con la maglia della Roma e lesse quello che la Sud aveva scritto per lui: Ti hanno tolto la Roma, non la tua curva. Finale di ritorno di Coppa Italia col Verona, 1-0, coppa alzata da capitano. Di quella serata i romanisti hanno conservato soprattutto lo striscione, perché sono tra le parole più belle che una curva abbia mai scritto, e furono scritte per un uomo che non aveva mai chiesto niente.
Era fatto così. Non aveva scatto, non cercava le telecamere, parlava poco. Eppure, quando gli passavano la palla, tutto sembrava fermarsi ad aspettarlo.
Il ragazzo di Tor Marancia
Era nato a Roma l'8 aprile 1955. Crebbe a Tor Marancia e il pallone lo prese sul serio all'oratorio di San Filippo Neri, alla Garbatella, poi all'OMI. Entrò nel vivaio della Roma, ne diventò capitano, vinse due titoli italiani con la Primavera. Il 22 aprile 1973, a diciotto anni, debuttò in Serie A a San Siro, Inter-Roma 0-0. Andò a farsi le ossa a Vicenza nel 1975-76, tornò, e da lì non si mosse più.
Vederlo giocare era una lezione di geometria. I lanci lunghi cambiavano il senso dell'azione, le punizioni la gente le aspettava trattenendo il fiato, il tiro era fortissimo, e sui rigori bastava una rincorsa breve, senza finte. Liedholm capì che un giocatore così poteva comandare da dietro e lo arretrò a libero, ed è lì che Ago diventò il capitano che la memoria dei romanisti conserva.
Con quella fascia al braccio vinse lo scudetto del 1983, dopo quarantuno anni di attesa, e tre Coppe Italia. Giocò con la Roma più di trecento partite in undici stagioni. Il 30 maggio 1984, nella finale col Liverpool all'Olimpico, andò sul dischetto e segnò il suo rigore.
L'ultima sera e gli altri campi
L'estate di quell'anno portò a Roma Eriksson, e Ago non rientrò più nei piani. Tutto si consumò in fretta, tra la finale europea e quella sera di giugno, tra una coppa alzata e uno striscione. Seguì Liedholm al Milan e ci rimase tre stagioni, e un giorno segnò proprio alla Roma, a San Siro: il calcio sa essere crudele anche così. Poi Cesena, un anno in Serie A. Poi Salerno, in C, dove da capitano riportò la Salernitana in Serie B nel 1990. Lì smise di giocare.
Quello che ha lasciato
Agostino Di Bartolomei è scomparso il 30 maggio 1994. La sua storia, da quel giorno, la custodiscono altri.
A Trigoria il campo A del centro sportivo porta il suo nome dal 2012, con la moglie Marisa, il figlio Luca e i compagni dello scudetto invitati alla cerimonia. Nello stesso anno è entrato nella Hall of Fame della Roma, nella prima classe, e sempre a Trigoria si gioca un torneo che si chiama come lui.
Poi c'è un libro, Il manuale del calcio. Ago l'aveva scritto per suo figlio ed era rimasto in un cassetto per anni, finché Luca non l'ha fatto uscire. Dentro ci sono le regole del gioco, i consigli ai ragazzi, il rispetto per gli arbitri e per i compagni, dieci suggerimenti, e un principio finale: il calcio è semplicità.
La frase vale come autoritratto, ed è difficile trovarne una migliore. Un uomo capace di cose grandissime le ha fatte sembrare semplici, con la stessa rincorsa breve con cui andava sul dischetto. Quando si dice che un romanista non dimentica, si intende esattamente questo: uno striscione del 1984 che la Sud, quarant'anni dopo, non ha ancora finito di leggere.
Fonti: Gli Eroi del Calcio, 8 aprile 1955 · Gli Eroi del Calcio, Agostino · AS Roma, 26 giugno 1984 · AS Roma, You were the greatest Ago · Corriere dello Sport, il capitano giallorosso · TuttoMercatoWeb, il capitano silenzioso · Blitz Quotidiano, il campo di Trigoria · Avvenire, il decalogo di Ago · Libreriamo, Il manuale del calcio
