Un mercoledì alle tre del pomeriggio: la Roma e la sua prima coppa europea
Roma-Birmingham, 11 ottobre 1961
Alle tre del pomeriggio di un mercoledì, l'11 ottobre 1961, Roma avrebbe dovuto essere al lavoro. Invece all'Olimpico c'erano più di cinquantamila persone. Si può cominciare da qui, da quell'orario impossibile, per capire quanto contasse la partita: una folla enorme, a metà settimana, andata a vedere se la sua squadra, per la prima volta, riesce a portare a casa qualcosa dall'Europa.
Quella finale di ritorno arrivava al termine di un'edizione che sembrava non finire. La Coppa delle Fiere 1960-61 era cominciata nell'autunno del 1960, e la Roma l'aveva attraversata tutta facendo una fatica feroce, come se ogni turno dovesse essere conquistato due volte.
Tre partite per passare
Il primo ostacolo fu l'Union Saint-Gilloise, sistemata con il 4-1 all'Olimpico dopo la gara in Belgio. Poi il Colonia, e lì il cammino si fece da romanzo: le due partite finirono in perfetta parità, due 2-0 uno per parte, e servì una terza gara. Si giocò a Roma, e la Roma vinse 4-1 con due gol di Pedro Manfredini.
La semifinale con l'Hibernian fu perfino più faticosa. A Edimburgo finì 2-2, con doppietta di Lojacono. All'Olimpico finì 3-3. Il regolamento non conosceva scorciatoie, e così si tornò in campo una terza volta. Era il 27 maggio 1961, a Roma, e quel giorno la stanchezza accumulata si trasformò in una specie di furia: 6-0, quattro gol di Manfredini, uno di Menichelli, uno di Selmosson. Manfredini, argentino, chiuse quell'edizione da capocannoniere con 12 reti. Nessuna storia della Coppa si può raccontare senza partire dai suoi gol.
Tra la semifinale e la finale, però, passò un'estate intera. La squadra che Alfredo Foni aveva guidato nei turni precedenti cambiò allenatore: arrivò Luis Carniglia. La Roma che si presentò all'ultimo atto era in parte un'altra, ma aveva la stessa testa dura.
St Andrew's e l'Olimpico
L'andata si giocò il 27 settembre 1961 a St Andrew's, la casa del Birmingham City. Manfredini segnò due volte e la Roma si ritrovò avanti di due gol, a un passo da un'impresa enorme. Nel finale gli inglesi rimontarono: 2-2. Fu un risultato eccellente, con il retrogusto di un vantaggio sfuggito. Una di quelle sere che insegnano a un romanista quello che ogni romanista finisce per sapere: niente, per noi, sarà mai regalato.
Due settimane dopo, all'Olimpico, Carniglia schierò Cudicini, Fontana, Corsini, Pestrin, Losi, Carpanesi, Orlando, Lojacono, Manfredini, Angelillo e Menichelli. Il primo tempo finì senza gol. Nella ripresa un'autorete del difensore Brian Farmer sbloccò una partita che pesava come un macigno, e il 2-0 arrivò proprio alla fine, firmato da Paolo Pestrin. Un mediano, non un fuoriclasse: la coppa più attesa la chiuse uno di quelli che di solito lavorano perché a segnare siano gli altri.
La coppa tra le mani di Losi
Quattro a due nel doppio confronto. Giacomo Losi, ventisei anni, cremonese di Soncino diventato il più romano di tutti, alzò il trofeo davanti a quella gente del mercoledì pomeriggio. Era il primo trofeo internazionale della storia della Roma. Il club aveva trentaquattro anni, un solo scudetto, lontano e in un altro mondo, e quel pomeriggio d'ottobre gli restituì il diritto di sentirsi grande.
La Coppa delle Fiere non esiste più e da tempo nessuno la nomina nelle discussioni da bar con la leggerezza che merita. Noi non la dimentichiamo. Per sessantuno anni, fino a Tirana, è rimasta la nostra sola coppa europea, custodita con quell'affetto un po' geloso che si riserva alle cose che nessuno, fuori dalla famiglia, sa apprezzare fino in fondo. Tre partite con il Colonia, tre con l'Hibernian, due con il Birmingham: quanta strada, quanta ostinazione, e tutta per arrivare a un mercoledì qualunque che qualunque non fu mai.
Fonti: Gli Eroi del Calcio, la finale · AS Roma · TuttoMercatoWeb · Goal · Giallorossi Yorkshire · Gli Eroi del Calcio, l'Hibernian · Gli Eroi del Calcio, il cammino · Trivela · Surf Wiki, finale 1961
