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1974

Una multa dagli altoparlanti: il 15 dicembre 1974 e la canzone dell'Olimpico

La storia dell'inno di Antonello Venditti

Domenica 15 dicembre 1974, Roma-Fiorentina, ventitreesimo minuto del secondo tempo. Domenico Penzo segna il gol che deciderà la partita, e dagli altoparlanti dell'Olimpico esce una cosa che non dovrebbe uscire. La musica durante le partite, allora, era vietata. La canzone parte lo stesso, e alla Roma arriverà una multa. La più amata delle canzoni romaniste è cominciata con una sanzione, e a pensarci bene è un inizio che ci somiglia.

Le parole di quella canzone non stanno in queste righe, e non ci devono stare: si imparano in un posto solo. La sua storia invece si può raccontare, ed è più lunga e meno lineare di quanto si creda.

Una risposta

Tutto comincia nel 1974, in mesi in cui si parla di un disco da stadio, (I'm) Football Crazy, firmato dagli Oliver Onions e legato nel titolo a Giorgio Chinaglia e alla Lazio del primo scudetto. Giampiero Scalamogna, per tutti Gepy, ha raccontato che la canzone nacque così: alla Roma serviva una risposta, qualcosa di tutto suo.

La costruì insieme ad Antonello Venditti, romano e romanista, con Sergio Bardotti e Franco Latini, e la incisero negli studi della RCA in via Sant'Alessandro. Il dettaglio più commovente sta nel coro: a cantare, insieme alla Schola Cantorum, furono i giocatori della Roma 1974-75. Calciatori al microfono, in una sala d'incisione, a mettere la voce su quello che sarebbe sopravvissuto a tutti loro. Il 45 giri uscì nel 1975, quando all'Olimpico la canzone era già arrivata per conto suo.

Una strada poco dritta

Quello che venne dopo fu tutt'altro che una marcia trionfale. Alla fine degli anni Settanta la canzone perse spazio: dal settembre 1977 all'Olimpico si sentiva quella di Lando Fiorini, che è un'altra pagina della nostra casa. Nel 1983 Venditti scrisse Grazie Roma, colonna sonora del secondo scudetto, e in quella primavera cantò al Circo Massimo. Ci tornò nel 2001, e l'inno era in scaletta.

Nell'estate del 2013 ci fu anche un momento strano. Venditti, in polemica con la nuova proprietà americana, disse che avrebbe preferito che l'inno venisse tolto, perché non ci riconosceva più la Roma che conosceva. Poi spiegò che era una provocazione, un modo per chiedere al club di tornare alla propria storia. I tifosi si divisero e la canzone restò dov'era. Non poteva andare diversamente: a quel punto non apparteneva più nemmeno a chi l'aveva scritta.

Lo stesso Venditti lo ha riconosciuto, dicendo che a cantarla sono i tifosi. Prima della partita partono le prime note e il resto lo fa la gente: dall'altoparlante arriva l'attacco, poi lo stadio se la prende.

I due lati del disco

Nel 2025 quella voce è finita su vinile. Per i cinquant'anni la Roma ha ristampato il 45 giri: sul lato A la versione in studio del 1975, sul lato B una registrazione fatta all'Olimpico il 18 maggio 2025, Roma-Milan, 68.143 spettatori, record di presenze dello stadio. Esiste anche un'edizione a forma di Lupetto di Gratton, numerata, in 1975 copie.

Bisogna fermarsi un momento su quel disco, perché racconta tutto da solo. Da una parte i giocatori del 1974-75, davanti a un microfono. Dall'altra, cinquant'anni dopo, sessantottomila persone che nessuno ha chiamato in sala d'incisione. Quella canzone era partita da uno studio di via Sant'Alessandro e da una multa, e oggi abita il solo luogo da cui nessuno potrà mai toglierla: le gole di chi va allo stadio. Lato A, lato B. Ci sono voluti cinquant'anni per passare il microfono dai giocatori a noi.

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Tutta la nostra storia

Fonti: AS Roma · Sky Sport · LaPresse · TicketOne Magazine · 90min · The Champions Journal · l'Unità, 16 dicembre 1974 · Blitz Quotidiano, la polemica del 2013 · AS Roma, Lando Fiorini · Goal · Corriere dello Sport, Chinaglia