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1904-1947

Ferraris IV, il primo capitano: dal Borgo al tetto del mondo, andata e ritorno

Il primo capitano

Campo Testaccio, 18 novembre 1934. Le assi di legno sono le stesse su cui per anni si è gridato il suo nome, e il mediano che entra in campo è lo stesso. Cambia la maglia. Attilio Ferraris IV, primo capitano nella storia della Roma, campione del mondo da cinque mesi, gioca il derby con la Lazio. Il suo contratto prevedeva una clausola pensata proprio per quel giorno: se avesse giocato contro la Roma, i biancocelesti avrebbero dovuto pagare. Pagarono. Finì 1-1, con Guaita da una parte e Piola dall'altra, e con una ferita che un punteggio non poteva misurare.

Per capire quanto fece male bisogna tornare indietro, e bisogna farlo con l'indulgenza che si deve agli amori veri, quelli che non stanno nei regolamenti.

Il ragazzo del Borgo

Ferraris nacque a Roma il 26 marzo 1904 e veniva dal Borgo, all'ombra di San Pietro. Veniva da una famiglia di calciatori, crebbe nella Fortitudo e con la Fortitudo arrivò in Nazionale: la prima maglia azzurra è del 9 maggio 1926, a Milano, contro la Svizzera. Quando nel 1927 tre società si fusero per fare la Roma, la fascia toccò a lui. Il 17 luglio di quell'anno, al Motovelodromo Appio, nella prima partita della storia giallorossa, il capitano era già lui.

Fu il volto di Testaccio prima ancora che Testaccio esistesse. Quando il campo aprì, nel 1929, Ferraris ne divenne l'anima: la Roma lo ricorda come il simbolo del suo spirito battagliero di quegli anni, capitano prima da solo e poi insieme a Fulvio Bernardini. Giocò per la Roma 210 partite di campionato.

Era tutto, tranne un professionista modello. Fumava molto, faceva tardi, frequentava le sale da biliardo, e gli allenamenti non erano sempre in cima ai suoi pensieri. Nell'ultima stagione giallorossa la forma se ne andò, e arrivò un'esclusione. Aveva trent'anni e dalla Nazionale mancava dall'autunno del 1932. A quel punto, in molte vite di calciatori, si scrive la parola fine.

Pozzo e il mondiale di casa

Vittorio Pozzo la pensava diversamente. Il commissario tecnico andò a cercarlo a Roma e, benché Ferraris non giocasse da mesi, lo chiamò per il mondiale del 1934, chiedendogli in cambio una vita ordinata. Ferraris rispose nell'unico modo che gli apparteneva, sul campo. Giocò la ripetizione contro la Spagna, il 1° giugno a Firenze, e fu tra i migliori della squadra. Giocò la semifinale con l'Austria a Milano. Giocò il 10 giugno la finale con la Cecoslovacchia, nella sua città, vinta 2-1 ai supplementari. Il ragazzo del Borgo era campione del mondo a casa propria. Nel novembre successivo sarebbe stato anche a Highbury, nel 3-2 subìto dall'Inghilterra che consegnò alla memoria i Leoni di Highbury.

Poi arrivò l'estate, e il passaggio alla Lazio. Le ragioni, a distanza di novant'anni, si raccontano in più modi, tra offerte economiche e rapporti logorati in società. Quello che resta è la sproporzione: nessun argomento, per un romanista del 1934, poteva bastare.

Il ritorno

Alla Lazio rimase due stagioni, poi passò al Bari. Nel 1938 la Roma lo riprese. Aveva superato i trentaquattro anni, gli toccava una parte minore, e fu una stagione sola, con 12 presenze. Ma si può leggere quel ritorno come si legge l'ultima pagina di un romanzo: il capitano che se n'era andato tra le urla rientrava dalla stessa porta. Chiuse poi la carriera a Catania.

Il calcio non smise di appartenergli. Ferraris se ne andò l'8 maggio 1947 a Montecatini, a quarantatré anni, durante una partita tra vecchie glorie. Era su un campo, dove aveva passato la vita, in mezzo a gente del suo mestiere.

Di campioni la Roma ne ha avuti di più completi e di più prudenti. Nessuno può toglierle il fatto che il primo a portarne la fascia fu questo: un uomo del Borgo pieno di difetti, capace di spezzare il cuore di Testaccio, di tornare e di dare a tutti quelli venuti dopo la misura di che cosa significhi, a Roma, essere capitano.

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Tutta la nostra storia

Fonti: AS Roma, Hall of Fame · AS Roma, giocatori tra Roma e Lazio · RSSSF, presenze in Nazionale · Wikipedia · Gli Eroi del Calcio, il ricordo · Gli Eroi del Calcio, il derby · AS Roma Ultras, Roma-Lazio 1934 · Lazio Stories · Avvenire