Quarantadue metri di rosso: il 9 gennaio 1977 la Sud trovò una voce sola
La nascita del Commando Ultrà Curva Sud
Erano pochi, quel giorno, e i vecchi abbonati li guardavano storto. Stavano sul muretto della curva sud dell'Olimpico con due bandieroni su un vecchio pennone, i tamburi e quarantadue metri di striscione, lettere bianche su fondo rosso, e fecero la cosa per cui sarebbero stati ricordati: cominciarono a cantare e non smisero più, per tutta la partita. Era il 9 gennaio 1977, la Roma riceveva la Sampdoria, e la Sud aveva appena trovato una voce sola.
Fino ad allora una voce sola non l'aveva avuta. La sua nascita non sta nei libri dei risultati, dove quella domenica occupa una riga, e proprio per questo merita di essere raccontata con precisione.
La curva dei quartieri
La Roma giocava all'Olimpico dal 1953, ma all'inizio degli anni Settanta la curva era una mappa di Roma disegnata sul cemento. I ragazzi si mettevano insieme per quartiere, ogni gruppo con il suo nome, il suo striscione, il suo pezzo di muretto, e a volte con idee lontanissime da quelle dei vicini. Nel 1972 nacquero i Boys. Nello stesso anno nacquero i Fedayn, che venivano dal Quadraro e da Cinecittà, e a fondarli fu Roberto Rulli. Aveva tredici anni. Conviene rileggere il numero, perché dice molto di quella storia: la curva moderna della Roma l'hanno inventata dei ragazzini.
Alla fine del 1976 Rulli e altri ragazzi della Sud, tra i quali Antonio Bongi, uno dei fondatori dei Boys, decisero di mettersi sotto un nome solo. Scelsero Commando Ultrà Curva Sud. Per tutti, in seguito, sarebbe stato semplicemente il CUCS, quattro lettere che i romanisti pronunciano ancora come si pronuncia il nome di un parente.
Una domenica contro la Sampdoria
Il giorno dello striscione, intanto, in campo accadeva qualcosa che soltanto a distanza di anni avrebbe assunto il suo significato. La Roma vinse 3-0, e due gol li segnò un ragazzo di ventuno anni nato in città, Agostino Di Bartolomei. La curva e il suo futuro capitano si ritrovarono nello stesso pomeriggio, senza saperlo, sotto la stessa data. Certe coincidenze il calcio le scrive da solo, e sarebbe sciocco correggerle.
Un anno dopo erano già tanti. Quello che era cominciato con pochi ragazzi sul muretto era diventato il modo in cui la Sud stava allo stadio, e i Fedayn, dentro il gruppo grande, conservavano il proprio striscione e la propria identità. La curva non ha dimenticato Roberto Rulli: il suo nome è tornato sugli striscioni per anni, e ancora nel 2010.
Quel che resta di una voce
Una cronaca onesta deve dire anche il resto. Il tifo organizzato di quegli anni ha conosciuto divisioni dure e pagine brutte, e non sarà un racconto d'amore a farle belle. Quello che si può e si deve conservare è altro: un gruppo di ragazzi che insegnò a uno stadio a cantare insieme.
La vecchia curva non esiste più. Per i Mondiali del 1990 l'Olimpico fu ricostruito e le curve vennero rifatte da capo. Lo striscione invece rimase al suo posto per ventidue anni, poi il gruppo lo donò all'Archivio Storico della Roma insieme a oltre mille oggetti: tamburi, biglietti, sciarpe, documenti, nastri con le registrazioni della curva.
Così quel rosso è entrato in archivio, e sui nastri è rimasto il suono di un tempo. Il resto non aveva bisogno di essere conservato. Ogni volta che la Sud attacca un coro, quello che esce è passato di bocca in bocca dai ragazzi ai padri e dai padri ai figli, e in fondo a quel suono, se si ha l'orecchio per sentirlo, c'è ancora una domenica di gennaio e qualcuno che ha appena deciso di non smettere.
Fonti: AS Roma, la nascita del CUCS · AS Roma, lo striscione all'Archivio Storico · Gli Eroi del Calcio, Roberto Rulli · The Gentleman Ultra, AS Roma Alternative Club Guide · TuttoMercatoWeb, Geppo e il CUCS · AS Roma Ultras, scheda Di Bartolomei · Wikipedia, Stadio Olimpico
