Sei gol a Bodø, uno a Tirana: la coppa che la Roma aspettava da sessantuno anni
Roma-Feyenoord 1-0, 25 maggio 2022
La notte del 25 maggio 2022 cinquantamila romanisti stavano all'Olimpico a guardare i maxischermi, in uno stadio vuoto di giocatori. La squadra era dall'altra parte del mare, a Tirana, e con lei soltanto poche migliaia dei nostri. Un popolo intero riunito in casa propria, a fare il tifo per una partita che si giocava altrove: da sessantuno anni la Roma non vinceva una coppa europea, e la gente non aveva voluto aspettare da sola.
La strada per arrivare a quella sera era cominciata nel posto più improbabile e nel modo peggiore.
Oltre il circolo polare
21 ottobre 2021, Bodø, oltre il circolo polare artico, in uno stadio con meno di novemila posti. La Roma di José Mourinho perse 6-1. In oltre mille partite da allenatore non gli era mai capitato di prendere sei gol, e a fine partita disse che la responsabilità era sua. La coppa era nuova, alla prima edizione, e quella Roma ne usciva a pezzi.
Il sorteggio la rimandò dal Bodø/Glimt ai quarti di finale. All'andata arrivò un'altra sconfitta, 2-1. Il 14 aprile 2022, all'Olimpico, Nicolò Zaniolo segnò al 23', al 29' e al 48', e finì 4-0. Poi cadde anche il Leicester.
L'ultimo trofeo era la Coppa Italia del 2008, quattordici anni prima. L'unica coppa europea della storia giallorossa era la Coppa delle Fiere del 1961. In quei sessantuno anni erano passate generazioni di romanisti, e molti se n'erano andati senza vederne un'altra.
Tirana
Arena Kombëtare, contro il Feyenoord. Il primo colpo fu duro: Mkhitaryan, recuperato all'ultimo, si fermò dopo un quarto d'ora per un nuovo problema muscolare e Mourinho dovette cambiare subito.
Poi il 32'. Gianluca Mancini alzò un lancio lungo dalla difesa, Trauner sbagliò il tempo del colpo di testa e il pallone scavalcò tutti. Zaniolo lo controllò, ci arrivò con il sinistro e lo toccò oltre Bijlow che gli usciva incontro. Un tocco solo, leggero, dello stesso ragazzo della tripletta di aprile.
Il secondo tempo non finiva mai. Il Feyenoord colpì due volte il legno, Trauner da vicino e Malacia da lontano, con Rui Patricio che riuscì a sporcare il pallone quel tanto che serviva, e che parò tutto il parabile. Ogni rinvio era un respiro. Poi il fischio finale, e il pianto di Mourinho.
Le lacrime di un vincente
Quell'uomo aveva vinto tutto, e le sue lacrime di Tirana le hanno viste tutti. Alzò cinque dita, una per ogni titolo europeo, primo allenatore a riuscirci con quattro squadre diverse: Porto, Inter, Manchester United, Roma. Lorenzo Pellegrini, capitano a venticinque anni, sollevò la coppa in mezzo al campo.
A Roma, intanto, i tifosi dell'Olimpico entrarono con le bandiere sul prato vuoto. La notte continuò nelle strade fino al Colosseo, e alle quattro del mattino c'era ancora chi aspettava la squadra all'aeroporto. Il giorno dopo i pullman scoperti attraversarono la città a passo d'uomo: le Terme di Caracalla, il Circo Massimo, poi verso il Colosseo. Il Circo Massimo, lo stesso prato del 2001.
Qualcuno liquiderà sempre quella coppa con il nome della competizione, e sarà un calcolo sbagliato. Si misura il valore di un trofeo dalla lunghezza dell'attesa che chiude. Da sessantuno anni i romanisti aspettavano di poter pronunciare una frase di sei parole, e la sera di Tirana, in un'altra città e nel loro stadio senza squadra, l'hanno pronunciata tutti insieme: la Roma ha vinto in Europa.
Fonti: AGI, la finale · LaPresse, la finale · Fox Sports, la finale · Fox Sports, Mourinho · Al Jazeera · AGI, la festa · Il Dolomiti, i pullman · Il Post, Bodø · LaPresse, Roma-Bodø · Sky Sport, Mourinho e la Roma · L'Unione Sarda · l'Adige, Ansa
